sabato 18 maggio 2013

Luisa Casati Stampa, la divin marchesa


Di lei si dice che fu la donna più rappresentata nella storia dell'arte dopo la Madonna e Cleopatra: fu la musa di dadaisti, surrealisti, fauvisti e futuristi, la Corè di D'Annunzio. Una donna inimitabile che segnò un epoca

Da Boldini al fotografo Man Ray, per i più grandi artisti del Novecento, Luisa Casati fu la musa per eccellenza, per mamma e papà invece lei era semplicemente "Ginetta", la loro secondogenita alta e sottile come un giunco, che veniva nascosta dal fascino estroverso della primogenita Francesca.

Figlia del conte Alberto Amman e di una milanese di orgine viennese, Luisa Casati è ancora un'adolescente dalla pelle eburnea e dai vitrei occhi verdi, quando il padre muore lasciandola, appena quindicenne, erede della sua immensa fortuna.

Luisa diventa così la più giovane ereditiera del beau monde italiano, e una delle donne più ricche d'Europa.
Si sposa con il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino, il tempo di avere da lui una figlia, Cristina, poi Luisa abbandona il tetto coniugale per seguire il suo destino. 



Estremamente narcisa, Luisa non vuole essere solo una bella donna, vuole diventare lei stessa un'opera d'arte. Con un gusto incredibilmente teatraletratta il suo volto come se fosse la tela di un pittore: ciprie per fare risaltare ancora maggiormente il pallore della pelle, kohl nero per bistrare gli occhi, tanto da farne quasi una maschera, labbra scarlatte, e un taglio ai suoi splendidi capelli ondulati, che sovente saranno tinti di rosso.

La sua figura longilinea ed androgina è perfetta per la nascente art deco, le sue toilette spettacolari saranno immortalate da pittori e fotografi di cui sarà mecenate, amica e talvolta amante.


Nella sua vita entra lo scrittore Gabriele D'Annunzio, con il quale vivrà una burrascosa relazione oggetto di pettegolezzi dei salotti blasée. Il vate è sopraffatto dal suo fascino ambiguo, dalla sua eccentricità, in Luisa tutto è eccessivo.

Jean Cocteau disse che era "un tipo estremo", una donna a cui non interessava piacere o non piacere, ma sbalordire. Lo stesso André Germain concordava sul fatto che Luisa impiastricciandosi di nero un viso bellissimo si era sfigurata dal punto di vista estetico.



Una famme fatale inimitabile, scandalosa e sempre sopra le righe.


Luisa non voleva passare inosservata: di notte, a Venezia, amava andare in gondola completamente nuda, coperta da una pelliccia che lasciava aperta, oppure, per le calli passeggiava accompagnata da servitori di colore dalla pelle spruzzata d'oro, con al collo un boa constrictor e al guinzaglio pavoni o leopardi.



La maison Cartier fulminata da questa sua eccentricità, si ispirerà a lei nel creare il leopardo simbolo nel mondo della celebre gioielleria.


La marchesa Casati ha in Milano il palazzo avito, ma i palcoscenici per le sue memorabili soirée sono Venezia, dove compra il settecentesco Palazzo Venier dei Leoni (ora sede del museo Guggenheim), Parigi, dove acquista Palais Rose che appartenne a Montesquieu, e naturalmente il Vittoriale di D'Annunzio. 

Per lei il vate arrivò a telegrafare il seguente messaggio: "I rosai del Vittoriale ti aspettano per fiorire." La chiama la sua Kore, dal nome della principessa degli inferi, è la sua amante, di più la sua musa, la sua fonte di ispirazione da cui attingere a piene mani: il personaggio di Isabella Inghirami di "Forse che si forse che no" è ispirato proprio a Luisa.



Luisa viaggia ( Polonia, Francia, Ungheria, Sciozia, Inghilterra, India) e dà feste il cui eco arriverà anche in America: affitta l'intera Piazza San Marco per uno dei suoi ricevimenti e per evitare che i veneziani possano mescolarsi ai suoi aristocratici invitati usa body gard coperti solo di un drappo rosso e legati da catene d'oro.

Al ballo in costume dell'ambasciata di Roma nel 1913 compare vestita d'oro e con un pavone al guinzaglio, all' Operà di Parigi indossa come copricapo una coda di pavone, mentre le bianche braccia sono macchiate del sangue di un pollo, al Bal du Grand Prix del 1924 compare invece vestita come l'eroina della sua infanzia: la Contessa di Castiglione. La sua partecipazione è memorabile.

Nello stesso anno ottiene il divorzio, divenendo la prima divorziata della chiesa cattolica.



Una vita di eccessi che non poteva durare. Luisa Casati nel 1930 dichiara bancarotta e va a vivere in Inghilterra. Sua figlia Cristina ha fatto un buon matrimonio con il futuro conte di Hungtindon, e si prenderà cura della madre con dei piccoli versamenti.

Per Luisa è il momento della povertà, ma il suo spirito rimane immutato: era una spendaccione e morirà come  una spendacciona, quando ha un pò di soldi si divertirà telefonando agli amici e dicendo "Ho ben dieci scellini, che ne dite se ci facciamo una bottiglia di vino scadente, oppure un giro in taxi?"

Alla sua morte, avvenuta nel '57, verrà seppellita con il mantello nero bordato di leopardo, le ciglia finte e gli occhi truccati, come si conviene ad una vera diva, ad una donna che ha affascinato schiere di artisti.

A lei ancora oggi continua ad ispirarsi il mondo della moda: da Lagerfeld a Tom Ford, da Lady Gaga a Corinne Roitfield.

Questo è il sito tutto in inglese che le è stato dedicato: www.marchesacasati.com