domenica 15 settembre 2013

Editoriale del n. 3 di settembre: cavallini adorati addio


« Chi gioca ai cavalli è un misto, un cocktail, un frullato de robba, un minorato, un incosciente, un regazzino, un dritto e un fregnone, un milionario pure se nun c'ha na lira e uno che nun c'ha na lira pure se è milionario. Un fanatico, un credulone, un buciardo, un pollo, è uno che passa sopra a tutto e sotto a tutto, è uno che 'mpiccia, traffica, imbroglia, more, azzarda, spera, rimore e tutto per poter dire: Ho vinto! E adesso v'ho fregato a tutti e mo' beccate questa... tié!. Ecco chi è, ecco chi è il giocatore delle corse dei cavalli. »

(L'arringa di Mandrake in tribunale – dal film Febbre da Cavallo


La settimana scorsa ho trascorso una bellissima serata all’ippodromo di Cesena. La passione per i cavalli e le gare è nata quando ero piccola e tutta la famiglia passava le serate al Savio.
 Mio padre era un amante di quel mondo dove si confondeva l’eleganza delle signore con lo sguardo attento degli scommettitori. Un mondo aristocratico e snob celebrato nei romanzi di fine Ottocento inizi Novecento, un mondo di biscazzieri e poveri diavoli pronti a giocarsi tutto nel film “Febbre da Cavallo”.

Il dietro le quinte di quel mondo è formato da fantini, drivers, allenatori, allevatori, uomini di scuderia che con molto lavoro e tanta passione hanno fatto crescere campioni che sono stati in grado di battere anche i blasonati cavalli francesi, inglesi e americani.

Due nomi storici per l’ippica italiana, uno per il trotto, Orsi Mangelli ed uno per il galoppo, Tesio.

Il forlivese (e qui sono orgogliosa di dirlo, Forlì è la mia città) Conte Paolo Orsi Mangelli è considerato il padre del trotto italiano, il secondo, il torinese Federico Tesio è stato il più grande allevatore-allenatore di galoppatori. Con loro l’ippica italiana è cresciuta e molti campioni stranieri che calcano le piste oggi discendono dai cavalli cresciuti ed allevati da Tesio o Orsi Mangelli.

Oggi quel mondo sta scomparendo, l’ippica italiana sta per andare a tappeto e a darle il Nok-Oout finale è il Governo che non paga i crediti ad allevatori e drivers, e se ancora tutto non è crollato si deve solo alla passione degli operatori che si sono sobbarcati le spese necessarie per fare andare avanti questo ambiente.

Un ambiente che narra delle storie, dietro la schedina ormai perduta del Totip non c’erano asettici numeri da scegliere come nel superenalotto, ma gli scommettitori come mio padre si divertivano a studiare i cavalli, la loro genealogia, dove erano cresciuti, chi era l’allenatore, chi era il loro driver, dietro il Totip c’era il mondo dei cavalli e dei loro uomini e non un algoritmo matematico.

Ora i migliori cavalli stanno per essere venduti e cambiare bandiera, quelli più sfortunati finiscono al macello, mentre i nostri drivers e fantini stanno preparando le valigie per andare a Newmarket, Longchamp, Vincennes.

In Francia e in Inghilterra continuano a ripetere i jockey italiani che se ne sono andati, l’ippica gode di un’altra considerazione e anche i cavalli: Sir Winston Churchill celebre primo ministro inglese, amato e riverito dal suo popolo, era un gattaro, riempì Downing Street di gatti sbandati che raccattava per le strade di Londra, ma amava molto anche i cavalli; quando era Segretario di Stato della Guerra di Sua Maestà si impegnò con tutte le sue forze per rimpatriare i cavalli inglesi che erano dispersi sui campi di battaglia di Francia e Belgio durante il conflitto mondiale.

Anche da queste piccole cose si vede il valore di una Nazione.

Qualche speranza per l’ippica spero che ci sia ancora: mi fa piacere sapere che l’ex olimpionico Antonio Rossi, ora assessore lombardo, abbia capito il problema e chiesto alle reti televisive di attuare uno “choc mediatico” di dedicare un piccolo spazio alle competizioni di galoppo e di trotto, spero quindi che per i miei adorati cavallini non sia un addio, ma solo un arrivederci, alla prossima apertura del Savio e….degli altri storici ippodromi italiani.

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