domenica 13 ottobre 2013

Editoriale del n.2 di ottobre 2013: Guardami negli occhi, quando la comunicazione contrasta la comunicazione


"Regarde moi dans les yeux....j'ai dit dans les yeux" era il claim della famosa pubblicità degli anni Novanta della Wonderbra, dove un'ammiccante Eva Erzigova invitava lo spettatore del manifesto pubblicitario ad alzare lo sguardo dal suo "balconcino" per ammirarle gli occhi pervinca.
Oggi l'invito di Eva è più che mai attuale, le persone si guardano sempre meno negli occhi, il contatto visivo è calato del 30-60% e a catturare l'attenzione non è certo il malizioso davanzale di una signorina in wonderbra, ma smartphone, tablet e company.
La scorsa domenica mi trovavo a Cesena in un bar bistrot del centro assieme a Gabry. Il tempo era uggioso: pioveva, faceva freddo ma era piacevole passare il tempo a parlare davanti ad una fumante tazza di te mangiando una bella fetta di torta ai pinoli. Di fronte a noi era seduto un gruppo di ragazzi e ragazze come ce ne sono tanti e come ce ne sono sempre stati: compagni di scuola, amici. Tutti noi abbiamo avuto il nostro gruppo, gli amici con cui bighellonare, confidarci, chiacchierare, il mio gruppo o quello di Gabry sarà probabilmente stato simile a quello dei nostri genitori: ragazzi e ragazze in crocchio che ridono, scherzano, urlano, si confidano, parlano e si guardano...guardarsi era proprio questo gesto così naturale a mancare alla cricca che ci sedeva di fronte: lo schermo del cellulare aveva ben presto catturato l'attenzione dei suoi proprietari, così attorno a quel tavolo stavano tante belle giovani teste chine e silenziose intente leggere gli ultimi post di FB o i cinguettii di Twitter.
Quel gruppo di ragazzi si era riunito in un luogo pubblico per stare insieme, ma ben presto il loro vociare si era fatto dimesso ed ognuno di loro si era isolato nel suo cyberspazio: i social che vivono sulla condivisione e sulla comunicazione hanno finito con il beffare la comunicazione reale, quella vis a vis, ormai appare normale estraniarsi dalla conversazione e dal gruppo per controllare il proprio cellulare e continuare a parlare senza sentire il bisogno di guardare in faccia il proprio interlocutore.
Il motivo di questo attaccamento quasi morboso al proprio smartphone si spiegherebbe nel timore di perdere le opportunità sociali che la rete offre, però forse di opportunità se ne perdono soprattutto se non si alza lo sguardo, nessuno smartphone o social potrà mai cogliere appieno i bagliori e le ombre chi si possono leggere negli occhi del nostro interlocutore.